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Recensione a cura di Salvatore Siragusa
Una bella conferma questo EP dei marchigiani Nacom, dopo gli ottimi riscontri ottenuti con il loro EP del 2006 intitolato
Affliction ritornano a proporci un loro lavoro, sempre basato su 3 pezzi ed intitolato My Tomb.
Le coordinate musicali della band marchigiana pur rimanendo pressappoco le stesse e cioè un death metal melodico con appena
accennate tinte progressive, agganciato ed ispirato a band come Opeth, Dark Tranquillity e sopratutto Children of Bodom, in
questo nuovo lavoro arricchiscono il loro sound e le loro partiture con elementi che attingono alle sonorità più vicine al black
metal, elementi presi in maniera precisa e mirata, come ad esempio lo scream di Leonardo Corinaldesi che oltre ad aver
migliorato nella sua componente growl, molto più profondo ed intenso rispetto ad Affliction si cimenta con buoni risultati in
uno scream puro, acido e "grezzamente malato" dotando i brani di una componente suggestivamente più "maligna". Sempre abili le
tastiere di Pietro Bucari nel ritagliarsi e delinare con precisione la parte più melodica della musica dei Nacom. Le chitarre
di Lorenzo Marcelloni e Diego Bellagamba si dimostrano perfettamente adeguate, offrendo un campionario di suoni che specialmente
nelle parti solistiche spaziano dalle impostazioni ruvide e grezze del Death/Black a quelle più dirette ma tecnicamente più
complesse dell'Heavy Metal classico. Sugli scudi anche la parte ritmica, con Riccardo Giampieri al basso e soprattutto l'ottimo
Lorenzo Contadini alla batteria, capaci di regalare adeguato "peso" e "vigore" ai pezzi.
My Tomb si apre con le note dure e ritmate di "In The Night" brano in cui facciamo subito la conoscenza con lo scream acido e
dai toni black cui accennavo prima, un brano dai ritmi violenti e sincopati, addolciti e resi più ammicanti dai passaggi di
tastiera, un brano d'impatto che si dimostra ottimo come apertura, colpendo subito l'ascoltatore. Al contrario è più melodico e
pacato l'inizio di "Damned" ma solo in apparenza perchè anche qui dopo un breve intro si parte su tempi più sostenuti con le
tastiere ad introdurre la voce. Più lineare e meno sincopato "Damned" si dimostra nel complesso un brano più "ordinario" rispetto
al precedente.
Chiude il brano che da il titolo a tutto l'EP, brano tratto da un racconto dello scrittore horror Elvezio Sciallis il cui
testo è stato adattato dallo stesso autore insieme a Pietro Bucari. "My Tomb" è a mio parere il brano che forse più di tutti
porta alla luce elementi black, un brano che dimostra di avere "una marcia in più", il migliore in una triade di ottimi pezzi,
6 minuti ed una manciata di secondi che sono il perfetto connubbio e la perfetta sintesi di quello che sono i Nacom oggi,
rabbia, grinta ed ammiccanti passaggi melodici: Death, Black e Prog quanto basta, il tutto in una ben riuscita miscela che non
può che risultare gradevole anche ai palati più esigenti.
Concludiamo con l'elogiare la produzione, ottima e professionale e sopratutto il booklet veramente di alto livello per un lavoro
autoprodotto, un booklet completo che oltre ad offrire i testi di tutte le canzoni ed una foto della band, riporta nella
seconda metà l'intero racconto La Mia Bara di Elvezio Sciallis da cui, come abbiamo già detto, è tratto l'ultimo brano ed il
titolo di questo EP.
Il giudizio finale è in verità un pò più basso rispetto a quello che in realtà dovrebbe/potrebbe essere ma stiamo sempre solo
parlando di 3 brani, null'altro da aggiungere quindi se non la conferma che i Nacom sono pronti per realizzare qualcosa di più
importante, la band dimostra di avere idee chiare sia in fase di scrittura che in fase di interpretazione dei brani, che
risultano coinvolgenti, interessanti ed in poche parole belli. I ragazzi marchigiani fanno sicuramente un passo in avanti nel
segno della maturità musicale proponendo un sound che certo non può essere definito completamente originale, in alcuni tratti
infatti troppo forti sono le influenze dei Children of Bodom, ma un sound che dimostra comunque una sua impronta, un suo segno
chiaramente distinguibile, manca soltanto per completare quest'opera di accrescimento e maturazione sganciarsi completamente
dai marcati richiami a band più blasonate che ogni tanto fanno capolino tra le note e soprattutto dimostrare la propria capacità
sulla distanza impegnativa del full-lenght, cosa che noi auguriamo di cuore possa avvenire nel più breve tempo possibile,
perchè i Nacom fuori di dubbio se lo meritano.
Voto: 80/100
articolo originale @ artistsandbands.org