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Recensione a cura di "Hammer Man Dario"
I Nacom nascono nel 2004, arrivando alla pubblicazione di questo demo "Affliction" nella
seconda metà dell’anno appena trascorso. Onestamente ero molto curioso di ascoltare la loro
proposta, visto le buone recensioni ricevute dalle varie web-zine specializzate, ed essendo una
"nostra" nuova promessa, non mi sono sfuggito l’occasione di sbirciare cosa stessero
facendo questi 6 ragazzi di Jesi. Le coordinate musicali della band, come essa stessa tende a
precisare, è una sorta di progressive – melodic death metal, con richiami, a mio avviso, a Dark
Tranquillity, Dream Theater( in particolare per gli arrangiamenti tastieristici), Death e
primissimi Infernal Poetry (eh già proprio loro, quelli del debut "Not Light But Rather...").
Il demo è composto da soli tre brani, che sono però sufficienti ad individuare le potenzialità
della band. "Only in memories" (primo brano) mette subito in chiaro le ottime qualità
strumentali dei nostri, sfoderando dopo pochissime battute un solos di tastiera e chitarra,
davvero ben eseguiti e di buon gusto, sviluppandosi su un up-tempo piuttosto moderato tra riffs
melodici e un stacco pianistico molto bello. Si va con la title-track "Affliction",
secondo me il pezzo migliore, in cui nella parte introduttiva del brano, si percepiscono quelle
atmosfere care a quel black-metal più sinfonico e melodico amalgamandosi bene nel contesto
successivo sempre tra Dark Tranquillity e svisate alla Jordan Rudess. Convincente anche la voce
di Leonardo Corinaldesi, onestamente non molto versatile, visto le tante influenze diverse della
band, ma comunque dotato di un growl invidiabile, molto gutturale, che si sposa bene,stranamente,
anche nei momenti melodici ,con intensità. "A life that don't belong you" conclude tutto
con un brano più riflessivo e più devoto al death- metal, e meno propenso ad altre influenze.
Andando toccare l’unico tasto dolente... forse la batteria, non mi è piaciuta molto... per carità
ben eseguita, ma senza quella potenza cinica tipica del death... o quei stacchi in poliritmia
caratteristici del progressive-metal... ma stiamo parlando di un mio giudizio personale, che è
superfluo alla qualità del prodotto. Per quanto riguarda la produzione discreta senz’altro...
anche se le chitarre sembrano un po’ "moscette"... ma siamo solo al primo capitolo di
una giovane band.
In definitiva i Nacom meritano attenzione, apprezzabile anche il loro tentativo di creare fin da
subito qualcosa di personale,solo in pochi ci provano alla prima.
Se sapranno in futuro far coesistere,in modo migliore, le diverse influenze se ne vedranno delle
belle. Per il momento più che "progressive"(anche perché, ribadisco, a mio parere, solo
le tastiere sono realmente riconducibili a tali sonorità) parlerei di un death metal melodico
molto tecnico, e di ottimo gradimento. Ma non curandoci delle tante etichette imposte per
descrivervi le caratteristiche della loro proposta auguro un in bocca al lupo alla band, nella
speranza di vederli come se la cavino dal vivo... entrando vivamente nella scena underground...
Complimenti!
Voto: 7,5
articolo originale @ marchemetal.it